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atti

Lo sapevo che questa storia della formazione obbligatoria mi avrebbe permesso di vedere le mie colleghe/amiche.
Ma io intendevo che io sarei andata a Piacenza con loro, invece, ancora meglio, sono venute loro a cremona con me.

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ultimo giorno di supervisione

Percorso finito.
E’ stato positivo.
A parte lo svegliarsi con + calma rispetto a quando vado al lavoro con il car pooling, la solita colazione al bar, ma con il valore aggiunto di fare due chiacchiere con le persone che ci sono con cui di solito non interagisco.
A parte tutto questo, l’aver trovato un gruppo con cui condividere tematiche relative al lavoro è stato davvero un toccasana.
Oltre ai 40 crediti (30 + 10) che mi rendono sicuramente tranquilla nei confronti dell’Ordine.

treno pieno

questa storia della formazione obbligatoria mi fa un po’ sbroccare.
del tipo che mi iscrivo a tutto.
mi dovrò dare una calmata…
inizialmente mi ero iscritta a Modena con l’idea di andare in macchina e poi andare a trovare la Francy.
Per una serie di concomitanze ho scelto poi il treno.
In stazione in bici.
Colazione al wok di Borgo Faxall con uno spettacolare cappuccio+saccottino al cioccolato a €1,80
treno 7.52
era pieno: gente che chiacchiera, legge, telefona, usa la tecnologia. Mi ha colpito il tipo che giocava con gli scacchi – veri intendo. E m’immaginavo i bloggers che li fotografano…

pervasa da un senso di ansia

a parte la presa in giro dell’essere stata autorizzata con la frase: CHIEDERE RECUPERO ORE – che significa non essere stati autorizzati – questa storia della formazione forse mi fa un po’ sbroccare.
Io parto carica xchè per me è l’occasione x vedere alcune mie amiche/colleghe che sennò non vedrei.
Ma si sa, le aspettative deludono e, arrivata, sono stata pervasa da questo senso di ansia.
Sarà che la maggior parte sono volti + o – noti con cui però non è chiarissimo se ci si conosce oppure no. Quindi un po’ ci si saluta, un po’ no. Chi si ricorda inizia poi con il terzo grado – lavori ancora a cremona – non sapevo che tu fossi iscritta qui – e io a spiegare la storia della residenza.
Poi con buon ritardo l’incontro inizia, c’era caldo e io delle mie colleghe davvero non capisco tutto questo continuare a fare domande “cazzo, fatti l’incontro gratuito, prenditi i 2 crediti e taci così finisce prima e andiamo a far merenda” l’ho solo pensato.
Poi l’ansia si è placata e ho mangiato il mio bel gelato con Annachiara e Anita.
Erika non è riuscita a fermarsi e Romina non c’era.
Parlandone poi ieri con la Vivi effettivamente mi sono resa conto che è la stessa ansia che provo nei concorsi piacentini. E’ proprio vero: ladri e assassini.
E così me ne resto in Lombardia.
Non stupiamoci.

il barbale

così i miei zingarelli Cinti (o zingaroni) chiamavano il verbale. Quelli a cui si riferivano loro era per la maggior parte delle volte quello di un ufficiale pubblico – multe eccetera, eccetera.
Quello a cui mi riferisco io è quello che ho portato oggi alla supervisione.
Era fatto bene e mi sono stati fatti i complimenti.
Ci ho lavorato tanto e ne ero piuttosto soddisfatta.
Quando ho capito che il fatto che nessuno si proponesse per fare il prossimo mi sono tornate in testa tutte quelle teorie sulla “prima della classe”, ciò che io non sono mai stata e che ho sempre criticato.
Quando Giovanni si è offerto e mi ha detto: “Io lo farò più sintetico” ho pensato che mi ero concentrata soltanto sul compito, sulla mia ansia da prestazione, sul non sfigurare io, senza considerare minimamente che avrei potuto mettere in difficoltà le persone dopo di me.
Ma dici che allora che era così anche x tutte quelle persone che ho sempre considerato dei gran leccaculo opportunisti e un po’ sadici e narcisisti?
o peggio . . . sto diventando così?

supervisione

mi hanno presa!
ebbene sì ho davvero superato me stessa: ho richiesto il PIN dell’I.N.P.S. – non l’ho perso – sono entrata nel sito – mi sono registrata correttamente – mi sono iscritta – ho completato l’iscrizione dopo qualche giorno – ho stampato la ricevuta e oggi ho la comunicazione ufficiale che si parte ! ! !
(questa volta posso dire soddisfatta: mitikalu 1 – tecnologia 0)
E nonostante sia una roba attinente al lavoro la farò nel mio tempo libero.
Ma ne vale la pena.
Ma quando mi ricapita di avere una supervisione GRATIS?!
sì ok dovrò andare fino a Brescia a mie spese, nel mio tempo libero, ma credo che poi questi sforzi verranno ripagati.
Il Direttore mi ha detto con aria piccata che al di fuori del mio orario di lavoro NON PUO’ decidere nulla, ma memore delle ferie non firmate del 30 dicembre 2013 causa trasloco, ho ritenuto opportuno sia informarlo, sia chiedergli di essere agevolata.
Certo, alla risposta “non posso”, avrei preferito “ma dai, che bello!” ma credo che tra noi non funzioni + così già da tempo.
Mi farà bene cambiare aria e cogliere il punto di vista di altri colleghi che ne sanno + di me.
Non vedo l’ora di iniziare!

Erika’s 40


Non c’era dubbio che i 40 andassero festeggiati.
Ho conosciuto Erika sul mio primo posto di lavoro. Ero inizialmente partita con l’idea di tenere ben separati vita lavorativa e vita privata. Non avevo certo iniziato a lavorare x fare amicizia. E da buona 22enne ho cambiato idea credo in meno di due settimane. Lei era troppo incasinata sentimentalmente e io ero troppo single x non iniziare a vederci anche dopo il lavoro.
Mi aveva “convinto” (sai che fatica) chiedendomi un’alternativa a una sua serata in casa a sorbirsi il terzo grado dei parenti sul perché e per come avesse lasciato il suo fidanzato con cui stava da una decina d’anni. E così quale occasione migliore per andare insieme anche agli altri alla festa della birra a Travo?
Da lì abbiamo passato anni splendidi: ci vedevamo 6 giorni su 6 al lavoro e, compatibilmente con i turni del suo nuovo fidanzato, tutto il week end.
Con le sue tettone e il suo abbigliamento vedo/non vedo, le compagnie di ragazzi erano tutte le nostre. Poi lei li tediava parlando sempre e solo del suo fidanzato e dei suoi turni di lavoro e quindi, spesso, i vari omini riversavano su di me. E’ rimasta leggendaria quella vigilia di natale al Dixie noi uniche 2 ragazze con al tavolo un 13 ragazzi. Lei era la sorella maggiore che non avevo mai avuto e io, credo, x lei l’amica su cui potevi sempre contare.
Le strade lavorative nostro malgrado si sono divise, ma il nostro rapporto in quegli anni è proseguito. Lei non aveva menate x luoghi, orari, compagnie, chi prende su la macchina, eccetera, eccetera. E io avevo digerito bene il mio ruolo di amica con cui esce quando il tipo ha il turno. Erano gli anni in cui la maggior parte delle mie amiche fidanzatissime mi avevano scaricato, tanto che ogni amica in più col moroso era diventata x me fonte di disperazione, non riuscivo nemmeno a essere felice x loro, immaginandomi già come una pietra scalciata. Erano tutti dei cretini ipergelosi con cui avevano delle relazioni al limite del reato di sequestro di persona. Ne parlo al passato perché sono stati poi negli anni tutti scaricati (sempre troppo tardi cmq). Beh erano quegli anni lì e la vivace presenza di Erika mi aveva sicuramente permesso di vedere le relazioni sotto un altro punto di vista. Poi abbiamo avuto i nostri problemi, temporalmente coincisi con la sua convivenza, ma non direi proprio collegati a quella. Questa volta ce la potevo anche fare a essere felice per una mia amica che, dopo svariate vicissitudini, aveva trovato un equilibrio nella sua travagliata relazione. Sarà che io ero andata ad abitare da sola e sembrava davvero tanto che a lei non interessasse nulla, sarà che avevo trovato curioso che lei fosse diventata amica delle mie ex amiche. Gliele avevo presentate io. X la prima poteva davvero essere stato casuale, io e P. ci eravamo davvero allontanate e non sarebbe giusto incolpare Erika. X quanto riguarda C. e G. invece non ho dubbi, lei ha sicuramente gettato benzina sul fuoco. Dopo aver mollato i suddetti cretini ipergelosi erano tornate da me, mangiavano e dormivano a casa mia, facevamo le 16enni, eravamo tornate a quel rapporto stretto di una volta. Io ho fatto i miei errori, ma forse le persone intorno a noi non ci hanno aiutato aumentando i pettegolezzi e le distanze.
Era come se lei avesse voluto “insegnarmi” come si stava amica con loro.
Ormai sono passati un po’ di anni e questa palla della formazione obbligatoria mi ha permesso di rivederci, in fondo siamo sempre colleghe. Negli incontri di formazione lei avrebbe potuto anche non considerarmi e fare gruppo con le altre sue colleghe, invece è sempre stata carina, mi teneva il posto vicino a lei, mi presenta alle persone che non conosco e mi racconta di suo marito e dei suoi figli. Le nostre vite sono molto diverse e io ancora non riesco ad andarla a trovare a casa.
Ma galeotta fu la spiedata di Travo.
Ormai è tappa fissa: tutte le estati ci vediamo lì. E quando ci siamo viste quest’estate mi sono sentita di tentare di convincerla a festeggiare i 40 anni insieme.
Certo quando mi ha telefonato per dirmi che aveva guardato i turni di Roberto, speravo che gli rifilasse i pupi e di uscire noi “ragazze”. Ma i tempi sono cambiati e accetto questa modalità familiare. Nel vedere che al tavolo c’erano le varie famiglie dei bambini che vanno alla materna con il primogenito, non ho potuto che pensare che i tempi sono cambiati, ma sono ugualmente orgogliosa di esserci ancora, ripensando ai tempi trascorsi mi esce un sorriso e non voglio perderla.
AUGURI ERIKA!