Archivio mensile:dicembre 2013

l’ultimo saccottino al cioccolato del 2013

Sono in ferie!
F – E – R – I – E
ce l’ho fatta. Temevo che questo momento non sarebbe più arrivato. Stamattina mi sono alzata alla solita ora, ho in verità cincischiato un po’ in bagno e poi sono partita. Non avevo accordi x il car pooling. Non sono sicurissima che non ci fosse nessuno oggi che andasse al lavoro delle mie socie, ma diciamo che tutta la pazienza l’avevo già esaurita il 23 dicembre aspettando dalle 7.27 alle 7.48 Francesca – dopo averle citofonato visto che non rispondeva al telefono – e poi avevo l’obiettivo di andarmene presto.
Non ho fatto la tangenziale che – non farla – mi rilassa, ho sfatato il mito che nelle vacanze natalizie non c’è traffico. Mi sono fermata a far colazione al Furnasön, c’era poca gente, ma il mio saccottino c’era!!! Ho fatto gli auguri a Stefano, confidando di non vederlo + fino al 7 gennaio 2014.
Arrivata alla sede nuova ho parcheggiato all’interno: questa chiave per aprire la sbarra è stato il regalo di Natale più bello.
Il mio computer non funziona, nel senso che si spegne dopo qualche minuto, non ho capito se sono i cavi, la ciabatta, il video o nientedituttoquesto, ma ci penserò il prossimo anno.
Al ritorno ho festeggiato annunciando l’inizio delle mie ferie chiamando Cinzia dalla macchina – ma non abbiamo ancora gli accordi per domani – e ridendo con Sara: ha chiesto a me le quantità x l’erbazzone – ah ah ah! – a me . . . Sara sei messa male, ma l’erbazzone verrà sicuramente bene.
Ho già i buoni propositi lavorativi x il prossimo anno. Ma adesso non ci voglio nemmeno pensare.
Sono in ferie.

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sopravvissuti?

x quanto mi riguarda sì, ma direi appena, appena.

Ieri eravamo in 14 con una lunga tavola imbandita

con un po’ troppe portate

ma a me poteva andare peggio . . . ero seduta vicino al primo nipote che non ama farsi fotografare e si sbrodola con il mangiare . . .

e x non farsi mancare nulla abbiamo recuperato dell’altro cibo . . .

S. Stefano, invece è sempre un po’ più pacato.
Sarà che siamo solo in 4 . . . anche se Elena sostiene che non sia corretto da parte di mia cognata invitarmi a Natale precludendomi così la possibilità di passarlo con i miei – eh va beh, ma se è perfida, è perfida! – e quindi la tavola è più small

e c’è qualche portata in meno

ma da bere non manca

A casa poi il panico! Non ho ancora iniziato il trasloco che già ero convinta di aver perso delle chiavi: un’oraemezza di isterismo completo!!! X fortuna poi le ho ritrovate: le avevo messe nel portafogli proprio per evitare di perderle da qualche tasca. Iniziamo bene.
Auguri.

. . . vigilia

Il periodo di Natale fa male a tutti quelli che si sentono distonici rispetto all’atmosfera delle luci, dei colori, delle feste, della gioia.
Perché se non ti senti nello spirito, automaticamente a ogni “auguri!” sentirai una pugnalata in mezzo al cuore.
E dovrai riuscire a spiegare il tuo stato d’animo in breve sennò le persone non capiranno e oltre al tuo malessere dovrai fronteggiare anche il tagliente giudizio altrui.
La mia vigilia invece è stata abbastanza adeguata dentro/fuori.
E’ suonata la sveglia e mi sono alzata subito.
Fuori c’era la nebbia e quindi sembrava ancora più buio. Sono partita in orario, con l’idea di finire gli scatoloni, passare a salutare Cecilia e Silvia e uscirmene presto dall’ufficio.
40 minuti. Confermo x arrivare dal garage al parcheggio ci vogliono 40 minuti, senza colazione (il Furnasön era chiuso, ma mi ricordavo) e senza traffico.
Ovviamente il tutto stava procedendo bene fino alle 11.00 (avevo previsto di andarmene alle 12.00 . . .) finchè non è arrivata l’emergenza della mia collega che ovviamente è in ferie e che ho dovuto gestire io.
Sulla fenomenologia di come le situazioni in carico si trasformino in emergenza proprio sempre nei giorni prefestivi e festivi sarebbe interessante fare un pensiero. Ma spesso il mio differente punto di vista viene visto come disinteressamento e quindi l’ho gestita come avrebbero fatto quelli che ci “sguazzano” a dire che c’è stata l’emergenza.
Tanto che con Sara l’avevamo ribattezzata: “emergenza – emergenza – emergenza!” x l’enfasi con cui veniva sottolineata.
Ma quei tempi sono passati e visto che x ora ho ancora deciso di rimanere qui, mi adeguo.
Così i miei piani si sono ribaltati e i famosi saluti li ho fatti solo telefonicamente, ma invitando tutti a venirmi a trovare nella nuova sede.
Dovrò comprarmi una bici x girare il centro città.
Massimo è stato carino ad aspettarmi per mangiare.
Ho avuto il mal di schiena x tutto il giorno.

e ancora auguri

X il consueto aperitivo natalizio avevamo scelto la domenica 22. Ormai con Cinzia è tradizione.
Avevo collezionato un discreto numero di “se riesco passo”. Risposta che x alcuni sottintende un “sicuramente non passo, ma non te lo dico”. Ma l’epoca delle paranoie x i bidoni è ormai passata (ah ah ah!) e ora mi organizzo con chi so x certo che ci sarà, estendendo l’invito anche alle altre persone.
Io avrei preso una bottiglia ma inizialmente ci siamo buttati sugli spritz . . .

così alla fine abbiamo bevuto entrambi . . .

Il buffet era carino e ne ho approfittato x accordarmi x l’ultimo (mai capitato di decidere con così tanto anticipo . . . tranne forse se si prenota un viaggio . . .);

l’idea che forse quest’anno sarò senza Massimo mi destabilizza parecchio

Ho chiarito con Laura la questione delle capovolte di yoga che mi preoccupano.
I cognati non si sono voluti mischiare con noi.
Non sia mai che si accorgano che il mondo non è suddiviso solo in famiglie che poi va a finire che mi si scompensano . . .

ancora auguri

Avevo trovato del tutto inaspettato l’invito di Roberta tramite Marianna. Non che fosse meno gradito. Anzi. Era da un po’ che non mi capitava di finire a casa di estranei – senza l’amica in comune, tra l’altro – ma questa volta sono arrivata armata di macchina fotografica.
Non potevo certo fare l’errore di Halloween.
Ero piuttosto sicura che la casa si sarebbe completamente trasformata, e così è stato!!!

C’era Babbo con le sue renne


un sacco di cibarie buonissime (tra cui il nostro panettone gastronomico!)

la neve

il pupazzo

Ed era proprio come stare a casa propria

con le calze
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auguri

dopo aver saltato mio malgrado la merenda a casa della Manu, me ne sono tornata a casa. Il viaggio serve sempre a decomprimere l’andamento della giornata. Ero da sola, così ho fatto le mie solite telefonate con il bluetooth, ho fatto benzina con l’illusoria idea che sto tenendo d’occhio i costi dei consumi e faccio le mie “prove” x capire quando la macchina usa il motore elettrico e quando quello a benzina.
La mia macchinina in questo periodo mi sta molto vicina soprattutto per il discorso trasporto cartoni vuoti. Vedremo se ci sarà da impegnarla anche per quelli pieni . . .
Curiosamente ho trovato parcheggio davanti a casa, così poi ho potuto caricare i cesti natalizi.
Sono un po’ di anni che al posto o di regalare paciughi o di riciclare regali – grazie salequantobasta – facciamo dei cesti alimentari, che col cibo non si sbaglia mai.
Sin dalla mattina eravamo d’accordo di trovarci da Nico. Giordana ci avrebbe raggiunto dopo la chiusura e per quanto riguarda Mara, chi l’ha mai + vista? Vallo a sapere cos’è successo e perché ci snobba. Ma avendo abbondantemente superato l’età in cui ci si fa le paranoie per le amiche che cambiano atteggiamento – o forse non è vero, è solo che l’averle perse fa ponderare meglio se/quando dare voce a certe affermazioni – non ce ne preoccupiamo.
Arrivo con i miei bei tre cestini natalizi, Nico è come sempre disponibile a farmi pure il “servizio trasporto” e si chiarisce una volta per tutte che nessuno si offende se il cestino di Giordana è più ricco, visto che loro sono di +.
Stranamente nessun bimbo e ho pure rimediato l’invito al compleanno di Simone: il fatto che l’altra volta mi avesse mostrato la lista degli invitati nominando solo i bambini mi aveva fatto dubitare di essere invitata, ma l’invito x iscritto di Car mi ha rassicurato.
Dopo tante chiacchiere e risate me ne sono tornata a casa x andare a nanna.

rinfresco aziendale

Come credo nella maggior parte delle aziende italiane oggi c’era il classico rinfresco natalizio, vissuto come sempre non con lo spirito giusto.
E prima era un periodo di merda perché non sapevi se l’anno dopo avresti avuto il contratto, poi rimanevi solidale con chi non sapeva se avrebbe avuto il contratto e ancor di + con chi sapeva che non l’avrebbe avuto. Quest’anno ci voleva giusto il trasloco e la richiesta di risarcimento danni x far ritenere che, anche quest’anno, questo è un periodo di merda.
C’è sempre chi non partecipa xchè fa la parte del finto autonomone – che poi lecca il culo + degli altri – c’è chi spacca il secondo, c’è chi arriva tardi, in spregio degli orari, o x dimostrare che lui, al contrario degli altri, lavora un sacco.
Di solito partecipo senza portare nulla, ma ‘sto giro – merda x merda – tanto valeva contribuire.
“visto che poi sul salame ci sono sempre delle polemiche” ho portato dei panini – gentilmente preparati da Massimo – con la coppa DOP. Li ho affidati a Paola, sapendo che io non sarei arrivata puntuale (vedi sopra) fidandomi del fatto che li avrebbe ben pubblicizzati.
E infatti, al mio arrivo, erano praticamente finiti.
Con i complimenti di tutti.
Ho pure saltato il discorso.
E il Direttore ci ha fatto un pensierino.
Altre volte avrei detto: “ci vuole ben + di un portachiavi!!!”.
Ma ‘sto giro mi sono limitata a ringraziare.