Erika’s 40


Non c’era dubbio che i 40 andassero festeggiati.
Ho conosciuto Erika sul mio primo posto di lavoro. Ero inizialmente partita con l’idea di tenere ben separati vita lavorativa e vita privata. Non avevo certo iniziato a lavorare x fare amicizia. E da buona 22enne ho cambiato idea credo in meno di due settimane. Lei era troppo incasinata sentimentalmente e io ero troppo single x non iniziare a vederci anche dopo il lavoro.
Mi aveva “convinto” (sai che fatica) chiedendomi un’alternativa a una sua serata in casa a sorbirsi il terzo grado dei parenti sul perché e per come avesse lasciato il suo fidanzato con cui stava da una decina d’anni. E così quale occasione migliore per andare insieme anche agli altri alla festa della birra a Travo?
Da lì abbiamo passato anni splendidi: ci vedevamo 6 giorni su 6 al lavoro e, compatibilmente con i turni del suo nuovo fidanzato, tutto il week end.
Con le sue tettone e il suo abbigliamento vedo/non vedo, le compagnie di ragazzi erano tutte le nostre. Poi lei li tediava parlando sempre e solo del suo fidanzato e dei suoi turni di lavoro e quindi, spesso, i vari omini riversavano su di me. E’ rimasta leggendaria quella vigilia di natale al Dixie noi uniche 2 ragazze con al tavolo un 13 ragazzi. Lei era la sorella maggiore che non avevo mai avuto e io, credo, x lei l’amica su cui potevi sempre contare.
Le strade lavorative nostro malgrado si sono divise, ma il nostro rapporto in quegli anni è proseguito. Lei non aveva menate x luoghi, orari, compagnie, chi prende su la macchina, eccetera, eccetera. E io avevo digerito bene il mio ruolo di amica con cui esce quando il tipo ha il turno. Erano gli anni in cui la maggior parte delle mie amiche fidanzatissime mi avevano scaricato, tanto che ogni amica in più col moroso era diventata x me fonte di disperazione, non riuscivo nemmeno a essere felice x loro, immaginandomi già come una pietra scalciata. Erano tutti dei cretini ipergelosi con cui avevano delle relazioni al limite del reato di sequestro di persona. Ne parlo al passato perché sono stati poi negli anni tutti scaricati (sempre troppo tardi cmq). Beh erano quegli anni lì e la vivace presenza di Erika mi aveva sicuramente permesso di vedere le relazioni sotto un altro punto di vista. Poi abbiamo avuto i nostri problemi, temporalmente coincisi con la sua convivenza, ma non direi proprio collegati a quella. Questa volta ce la potevo anche fare a essere felice per una mia amica che, dopo svariate vicissitudini, aveva trovato un equilibrio nella sua travagliata relazione. Sarà che io ero andata ad abitare da sola e sembrava davvero tanto che a lei non interessasse nulla, sarà che avevo trovato curioso che lei fosse diventata amica delle mie ex amiche. Gliele avevo presentate io. X la prima poteva davvero essere stato casuale, io e P. ci eravamo davvero allontanate e non sarebbe giusto incolpare Erika. X quanto riguarda C. e G. invece non ho dubbi, lei ha sicuramente gettato benzina sul fuoco. Dopo aver mollato i suddetti cretini ipergelosi erano tornate da me, mangiavano e dormivano a casa mia, facevamo le 16enni, eravamo tornate a quel rapporto stretto di una volta. Io ho fatto i miei errori, ma forse le persone intorno a noi non ci hanno aiutato aumentando i pettegolezzi e le distanze.
Era come se lei avesse voluto “insegnarmi” come si stava amica con loro.
Ormai sono passati un po’ di anni e questa palla della formazione obbligatoria mi ha permesso di rivederci, in fondo siamo sempre colleghe. Negli incontri di formazione lei avrebbe potuto anche non considerarmi e fare gruppo con le altre sue colleghe, invece è sempre stata carina, mi teneva il posto vicino a lei, mi presenta alle persone che non conosco e mi racconta di suo marito e dei suoi figli. Le nostre vite sono molto diverse e io ancora non riesco ad andarla a trovare a casa.
Ma galeotta fu la spiedata di Travo.
Ormai è tappa fissa: tutte le estati ci vediamo lì. E quando ci siamo viste quest’estate mi sono sentita di tentare di convincerla a festeggiare i 40 anni insieme.
Certo quando mi ha telefonato per dirmi che aveva guardato i turni di Roberto, speravo che gli rifilasse i pupi e di uscire noi “ragazze”. Ma i tempi sono cambiati e accetto questa modalità familiare. Nel vedere che al tavolo c’erano le varie famiglie dei bambini che vanno alla materna con il primogenito, non ho potuto che pensare che i tempi sono cambiati, ma sono ugualmente orgogliosa di esserci ancora, ripensando ai tempi trascorsi mi esce un sorriso e non voglio perderla.
AUGURI ERIKA!

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