Archivio mensile:settembre 2013

perchè penso che alcuni parenti portino sfiga

Non inizierò parlando della famiglia italiana dando x scontato che se altri leggeranno sanno esattamente di cosa parlo.
Io invece tento di distaccarmi dal modello classico distanziandomi da una branchia della famiglia x i motivi del titolo. Non senza rimorsi e ripensamenti periodici, ma spero che siano stati gli ultimi e di aver imparato una volta per tutte la dura lezione.
Xchè il karma è una scienza esatta: se vivi egoisticamente con l’idea che l’altro esista x fare dei favori a te e con l’obiettivo di fregare il prossimo (e anche quello dopo) x me è normale che le disgrazie te le tiri addosso. Fate, fate i furbi, ma poi non lamentatevi.
Noi invece tontoloni bonaccioni finisce sempre che ci prendono pure in giro – “troppo ingenui o testardi, poco furbi casomai” Ligabue –
Cmq avendo il papà all’ospedale mi sono fatta prendere dai sentimenti e quando V. gli ha telefonato ho detto di salutarmela. Ovviamente mio papà me l’ha pure passata, così abbiamo fatto due parole – pensando che in fondo non era poi così male – e presa dalla commozione ho registrato pure il suo numero. Altro che ingenua!
Uscita dall’ospedale sono caduta dalla bici, a seguito di un urto con lo specchietto di una macchina in movimento – cosi imparo a non utilizzare le piste ciclabili – e me la sono cavata con qualche botta (anche in testa xò). Per riequilibrare la situazione ho pensato bene di non tentare di speculare sull’incidente, senza constatazione amichevole, ma con il solo scambio del numero di telefono. Da lì la situazione si è in parte riequilibrata: chi mi ha urtato era medico e mi ha fatto, x così dire, una prima visita. Tutto ok. (sì beh vediamo dopo la tac).
Ovviamente la mia mente ha ripercorso l’ultimo incidente accadutomi che – caso strano – ero passeggera di A. fratello di V., tamponati, non ho mai visto nulla di risarcimento e da quanto ne so, a lui i soldi sono arrivati, che strano.
Ma io direi, ci facciamo il matrimonio, che sarebbe difficile spiegare il come mai della mia assenza e poi, come sempre – ma stavolta + a lungo – mi defilo.
Bye bye sfiga! (speriamo)

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dalla puntata 6487 in poi

sono le puntate che ho già visto in lingua originale. Così non so che effetto mi farà in italiano, la gravidanza di Steffy, l’indecisione di dirlo/non dirlo a Liam, l’interruzione del matrimonio di Hope “non c’è niente che potrai dire per impedire il matrimonio” (ma dai Kim, il detto le ultime parole famose non ti dice proprio nulla? non potevi dire a Bell di cambiare un attimo il testo (oltre alla sceneggiatura e all’abbigliamento) per sembrare meno fessa?), la perdita del bambino, l’uscita di scena di Taylor e probabilmente di Steffy, l’arrivo di Wyatt, Katie che sfancula Bill. Perché se da una parte il mio inglese scolastico e vacanziero non mi permette di comprendere ogni singola parola, proprio la stessa incapacità mi fa mantenere un livello di attenzione e concentrazione molto più alto che solitamente davanti alla tv non avrei: potrei messaggiare, dire qualcosa a Massimo, andare di là a prendere qualcosa, magari anche stirare (se fossi messa proprio male).

Carlotta

Carlotta

Massimo ritiene che ai battesimi si invitino solo i parenti più stretti. Dopo averlo lasciato borbottare q. b., ho confermato la nostra presenza al battesimo di Carlotta figlia della mia amica Silvia.
Credo che Carlotta rappresenti per lei il suo riscatto.
Silvia e io ci conosciamo dall’università, i viaggi in treno insieme, gli esami, pranzare insieme, creano un legame forte. Anche essere lasciate, più meno nello stesso periodo, da quello che pensi essere l’uomo della tua vita, crea un legame forte – “se non fosse che stavamo un po’ male era quasi comica” – 883. E da lì la non voglia di tornare a casa, il girare per locali, Misano, Riccione, le teorie sugli uomini che sono tutti dei maiali (avremmo dovuto scrivere un libro con le frasi fatte per provarci, tipo “io e te siamo uguali”, “non ho mai trovato nessuna come te” eccetera, eccetera, ma poi non l’abbiamo mai fatto…).
Sono trascorsi tanti anni e ne abbiamo passate tante.
Il poter condividere “diventerò mamma”, la nascita, aver vinto il titolo di fatina dei denti, sono delle altre tappe fondamentali.
L’invito al battesimo insieme ai parenti e agli amici stretti, significa tanto per me.
Sono state carine anche Nicoletta e Ke Trinh a occuparsi del regalo (fingendo che non solo scegliere, andare nel negozio, ma anche anticipare i soldi, non fosse un grosso impegno) in un momento in cui io, avanti e indietro dall’ospedale, sicuramente non avrei potuto.
Non ci ha aiutato il brutto tempo (ho dovuto addirittura vestirmi diversamente da come avevo ipotizzato…), ma la cerimonia e la festa sono state ugualmente splendide.

Erika top style

Non sono sicuramente di quelle signore che vanno a farsi fare la messa in piega tutte le settimane.
Ho sempre avuto un rapporto piuttosto difficile con le parrucchiere.
Mia madre andava di rado, proveniendo da un’altra città lei stessa non è mai riuscita a “integrarsi” e quindi già da bimba/ragazza non avevo quella di fiducia dove va la mamma e tu ricevi tutti i complimenti “oh che bella bambina”.
Ne ho provate varie.
Poi avevo fatto una lunga pausa dopo che mi aveva lasciato Andrea. C’è chi dopo che ti lascia il moroso cambia look ogni mezz’ora e io invece mi ero bloccata. Poi con l’aiuto di Federica avevo iniziato a rivalutare l’idea di contemplare la parrucchiera come posto da frequentare.
Mi ero trovata bene da Sonia che era comoda perché vicino a dove lavoravo, non voleva la prenotazione, poi l’hanno spostata, ma cmq non sarei rimasta lì a lungo dopo che la tipa aveva quasi rifiutato di farmi le treccine “xchè ti si vede troppo la faccia” “e quindi?”. Non sono mai stata particolarmente deforme… ho due occhi azzurri x cui ho sempre ricevuto vari complimenti (non solo dalle zie e da quelli che ti vogliono portare a letto) e un normale ovale come viso…
Mi ero trovata anche bene dal parrucchiere di Borgo Faxall…finchè non ha chiuso…andavo insieme alla mia amica Erika, facevano dei massaggi alla testa eccezionali e ci scambiavano per due sorelle (x due figlie uniche come noi c’era persino da commuoversi).
Sono tornata a riprovarne varie fino a che mi stufavo o perché volevano analizzarmi dei capelli (neanche fossi un’utente del Sert) o perché volevano vendermi chissà quale shampoo e/o prodotto miracoloso, o perché mi tagliavano troppo o perché non volevano farmi il colore richiesto.
Per il matrimonio sono andata vicino a casa mia dove non mi sono trovata male (le spose le viziano xò), ma questa storia di dover prenotare e quindi programmarlo in anticipo, non ce la posso fare.
Un giorno di qualche anno fa girovagando dopo il lavoro (prima di Anita, prima del car pooling) “inciampo” in questa Erika top style, vicina al mio lavoro, riceve anche senza appuntamento, carina, professionale, fa sempre la ricevuta. Contestualmente arriva l’anno in cui tra i buoni propositi dichiarati all’aperitivo natalizio precedente, c’è quello di andare almeno una volta al mese dalla parrucchiera. Poi sono andata meno, lei si è spostata un pochino più lontano, ma quello che mi ha fatto continuare in assoluto è stato che sì, mi aveva consigliato l’ennesimo prodotto, ma, pur avendocelo lei, non ha tentato di vendermelo! grande. Abbiamo avuto i nostri problemi quando era incinta e aveva rimarcato il mio numero di capelli bianchi (che non avevo chiesto di tingere), ma ho voluto darle il beneficio d’inventario incolpando gli ormoni.
E così sono tornata. Il battesimo di Carlotta meritava che io avessi almeno una testa in ordine: taglio, colore, piega.
Era passato tanto tempo e avrebbe potuto massacrarmi come fanno altre quando vai sporadicamente E’ stata carinissima, si ricordava nome, colore usato, ha accettato di scurirmelo un po’, si ricordava anche che uso Alien come profumo!
E così sono ritornata anche ieri e con buona probabilità ci tornerò la prossima settimana per il matrimonio.

FESTIVAL DEL DIRITTO 26-29 settembre 2013 Piacenza

In questi gg Piacenza ospita il Festival del Diritto, certo nulla di paragonabile all’86° Adunata degli Alpini che abbiamo ospitato ad Aprile, ma ormai sono già un po’ di anni che lo ospitiamo e lo trovo interessante.
Ovviamente queste iniziative culturali mi permettono di ricordare quanto io sia ignorante, disinformata e quanto io viva nel mio mondo, talvolta poco coincidente con quello reale.
Ma poiché addirittura Socrate sapeva di non sapere, con questa consapevolezza riesco ad andare avanti.

Il primo intervento che ho ascoltato, ovviamente non dall’inizio, xchè il numero degli imbamboliti sulla SS10 quando vorresti tornare a casa un po’ prima, aumenta esponenzialmente, è stato quello dedicato alle eccedenze alimentari, come opportunità. Presenti Marco Lucchini, direttore generale della Fondazione Banco Alimentare Onlus e CaffExpo. Ovviamente arrivando tardi siamo rimasti in piedi e quindi non avevamo quei tagliandini come i signori seduti ai tavoli che davano a delle graziose ragazze in cambio di gustosi aperitivi sostenibili. Pensavamo che noi non avendo il tagliandino e pure in piedi non ce lo saremmo meritato, o x meglio dire, non ne avevamo diritto. E infatti era proprio così. Poi un signore si è alzato dalla sua sedia e porgendomi il suo tagliandino mi ha detto: “Io non mangio, lo vuole lei?”. Non avrei mai potuto rifiutare un’offerta così gentile. Grazie!

Il secondo intervento che ho ascoltato invece mi ha atterrito un po’: quando ti dicono le cose che sai già, ma che preferisci ignorare, è come prendere un pugno in faccia, soprattutto se ritieni di non poter fare nulla o, nella migliore ipotesi, ben poco x modificare il tuo comportamento. C’era Deborah Lucchetti, portavoce della Campagna Abiti Puliti, che spiegava le condizioni di schiavitù dei lavoratori in Bangladesh e in altri paesi e il conseguente arricchimento di alcuni personaggi. Le persone muoiono. E’ direi ben poco consolante pensare che i lavoratori muoiono anche in Italia.
In pratica bisognerebbe boicottare alcune (la maggior parte delle) marche perché sfruttano in modo disumano i loro lavoratori. Io che ho fatto la precaria per anni e che poche righe sotto (cronologicamente prima però, questa è una delle differenze tra il diario cartaceo e quello sul computer) mi sono giustappunto lamentata del mio direttore, lunedì mi tocca (idealmente) pure ringraziarlo. Possono sembrare le solite scuse stupide, ma già faccio fatica con taglia e modello a trovare da vestirmi, seppoi elimino anche alcune marche, altro che “ma come ti vesti?”. Fortunatamente veniva data un po’ di dignità al discorso dei vestiti usati. Io non porto vestiti usati altrui, ma porto finche ce n’è un pezzettino così i miei. Vediamo per quanto durerà il blocco del compratore: mi servirebbe un giubbotto x rimpiazzare il mio abbastanza rotto, ma stamattina non ho avuto il coraggio di acquistare nulla…

Gino Strada invece non l’abbiamo sentito: il palazzo Gotico era troppo pieno, solo posti in piedi stipatissimi, o il video in piazza cavalli. Abbiamo scelto di cenare con paella, chili e torta fritta.

L’intervento di domenica mattina invece è stato per me piuttosto divertente. Il pedagogista Daniele Novara ha presentato il suo nuovo libro: Litigare fa bene. Il libro spiega questo metodo maieutico per aiutare i bambini a litigare bene. In teoria appare piuttosto semplice: se segui questo metodo pare che sia sufficiente 1. non cercare il colpevole 2. non dare una soluzione 3. permettere ai bambini di trovare da soli una specie di accordo. Questa teoria non interventista credo che per alcuni genitori sia improponibile. Persino quelli che “non se li curano” quando sentono urlare si intromettono nel litigio, a quanto pare, peggiorando la situazione. L’unico intervento dovrebbe essere prima che ci si faccia male, davvero. Sennò bisognerebbe lasciare che se la sbrighino da soli o al massimo invitandoli a spiegare ciascuno il proprio punto di vista e suggerendo loro di accordarsi. Il tutto era condito con simpatici disegni e scritte di bambini proiettati sullo schermo. Credo che anche il libro sia ricco di esempi di vita vissuta. Per una, come me, che ha smesso di litigare, suo malgrado e solo recentemente, è stato un vero e proprio spasso.

palinsesto

dunque, la mia giornata lavorativa non è stata delle migliori: mi hanno tolto M. xchè dicono che non l’ho gestito bene. Certo…ovvio…altri l’hanno gestito col culo per 3 anni e mezzo e poi quella che secondo loro non è stata all’altezza sono io, solo xchè realisticamente ho informato, in equipe su equipe, che avrei tentato e forse sarei riuscita a fare solo una riduzione del danno. Sono tornata a casa più tardi del solito, beh ovvio se sono sempre nell’ufficio del direttore a farmi maltrattare, tutto quello che DEVO fare slitta.
Ma visto che il motto è “puntare tutto sul tempo libero”, alla fine ero anche sollevata, il viaggio di ritorno è stato scorrevole, in macchina Rita, Francesca e io, abbiamo chiacchierato di viaggi futuri, shopping, bimbi piccoli. Per non parlare della signora sulla Panda grigia parcheggiata davanti a casa mia con la portiera aperta in modo che si riuscisse a sentire Santimento dei Cani. Non ho guardato né la puntata italiana di oggi di Beautiful, né tantomeno quelle americane dei giorni scorsi, pensando di cenare guardando le ennesime repliche di Scrubs che cmq, anche se ormai sappiamo le battute a memoria fa sempre ridere, e poi the Mentalist che io adoro!!!
Al posto di Scrubs c’era quel programma minchione sulle 16enni incinta (ma le ragazze di oggi Cioè non lo leggono più? con tutti quei begli inserti dei cantanti/attori fighi e soprattutto con i metodi anticoncezionali e le relative %) e di the Mentalist neanche l’ombra. Continuavano a chiamarlo Trinità?! ma non scherzeremo mica…

se becco quello dei palinsesti

eppoi quella poco professionale sarei io.

Festa da Steimbar

steimbar

E come sempre, un po’ sul finire dell’estate ci ritroviamo con le amiche alla Festa da Steimbar come quando abitavamo in quel quartiere.
Ci conosciamo dai tempi delle scuole medie e, seppur facendo percorsi diversi, il legame di amicizia è rimasto. Certo non ci troviamo più x fare i compiti insieme, i giri in bicicletta, leggere Cioè e parlare dei fighi. Ok dei fighi parliamo ancora. Negli anni abbiamo fatto scelte di vita diverse, lavoro, uomini, figli, ma questo non ci ha impedito di rimanere amiche, con alti e bassi, frequenze discontinue, ma con la certezza che prima o poi ci siamo, come nell’attaccamento sicuro.
Solitamente, visto che è poco probabile riunire in una stessa serata 10 persone con (o senza) le rispettive famiglie, si decide a maggioranza. Sto giro essendo un po’ ko mi sono limitata a dire la serata in cui c’ero. Visto che, come sempre, le previsioni del tempo (a cui io, tra l’altro, non credo: non è mica una scienza esatta, come invece x esempio l’oroscopo della Libertà) mi erano nemiche, Sara prende in mano la situazione e sceglie l’altra serata rispetto a quella in cui avrei potuto esserci io, con la scusa del tempo. Essendo il mio anniversario di nozze, decido di non andare (non le faccio più quelle cose lì di bidonare il mio uomo x uscire con le amiche: sono maturata? mi sono rammollita? non si sa…).
Così, con alcune, ci riorganizziamo x la serata dopo. Freddina sì, ma non così catastrofica come dicevano le fantomatiche previsioni (“In America lo sai che i coccodrilli vengon fuori dalla doccia? E che le informazioni meteo sono prese pari pari dalla Bibbia?” Samuele Bersani).
Pisarei buoni e compagnia ottima.

7 anni

7 ann

Quest’anno abbiamo tenuto un profilo basso, niente viaggi, niente posti particolari.
La situazione non lo permetteva, ma lo stesso convenivamo che i 7 anni di matrimonio vanno festeggiati, almeno un po’.
E quindi abbiamo deciso di “giocare in casa”, andando a “La Siesta” che conosciamo bene e di cui ci fidiamo.
Nozze di rame.
E fanculo a chi parla della crisi del 7° anno e bla bla.
Sin qui ci siamo arrivati, poi x la crisi vedremo.
X quella si fa sempre in tempo.
D’altra parte nel bene e nel male, l’abbiamo detto noi e non sotto tortura, io ero un po’ emozionata sì, ma l’ho detto coscientemente, non avevo la mente annebbiata dall’alcool o altro (non come quando facevo proposte sconce tra l’ultimo dell’anno 1999 e il Capodanno 2000).
Lui non so. A distanza di anni dice che l’avevano drogato.
Ancora non so come gli è venuto in mente di chiedermelo e a me di accettare.
Non facevamo programmi, la frase + ricorrente è sempre stata “da qui a là” (usata impropriamente anche riferendosi alle scadenze imminenti).
E poi non era come gli altri che mi sono piaciuti precedentemente (ecco xchè, finora, ce l’abbiamo fatta).
Vino, carne (ma anche pesce), la musica dal vivo (come i ggiovani), non c’è mai niente di bello in tv: cosa guardiamo?, cucina lui, l’affidabilità (molto + di me), se si sente male una stazione radio al semaforo rosso cerca il posto dove fermarsi in modo che si senta. Direi che non ho tralasciato nulla. O quasi.
Auguri amore.